La Grande Bellezza (3)

da una lettera di Margherita

C’è il sole, ho finito un lavoretto e ne approfitto per scriverti qualche sconcezza.

E’ che tutta questa luce mi incanta, mi fa perdere la testa e non riesco più a studiare. Posso raccontarti molte cose di qui, molti SEGNI di VITA.

Guardo in aria, corro in bici; a cavallo dei fossi vado dannandomi l’anima e gli occhi a caccia di viole che non si sognano nemmeno di esistere, ancora.

Faccio un giro sotto la loggia, illuminata da raggi bassi e caldi, e un giro in giardino, e cerco in due o tre posti, spostando le foglie cadute dei tigli, cerco i getti dei giacinti.

E’ una meraviglia pasticciare con le mani nello strato di foglie secche, sentirle sotto le dita, fragili, inconsistenti come ragnatele, e più giù vicino alla terra, umide e scivolose, impastate di fango; è un sogno vedere salire lento un filo di vapore e scoprire che avevo ragione, che là sotto c’erano già, pulite come appena uscite da un mare pulito, lucide e diritte, a grossi gruppi, le foglie lunghe dei giacinti e delle giunchiglie.

Ho già avuto a che fare con un moscone e con un’ape, oggi: cominciano, si svegliano. Benvenuti, rompiballe.

Ho dimenticato di controllare i lillà. In compenso ho fatto una scemenza: mi sono appesa, dondolando, a un ramo del nocciolo. Ti spiego: in questi giorni sembra quasi finto, addobbato; dappertutto gli scendono dai rami un’infinità di pannocchiette pelosine, giallastre e sottili, lunghe anche più di 10 centimetri. Di’ un po’ una roba così non ti invita al dondolio? A me mi ha invitato. Ho preso l’onda e mi sono trovata in una nuvola spessa e gialla; non c’era vento e non è neanche svanita in fretta. Bene, ero coperta di polline dalla testa ai piedi, gialle le scarpe, i capelli, i polmoni. Già, perché uno resta a bocca aperta e la nuvola entra.

Mi sono chiesta come diavolo ho fatto a vivere vent’anni senza scoprire che si può anche prendere una doccia di sorrisi vivi.

E ho riso.

Un bacio M